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Gli Dei se ne vanno...gli arrabbiati restano

November 21

TRIESTE

era mattina, qunado quella mattina ognuno di loro si svegliò.
non importa se si conoscevano.
non importano nemmeno qunato sia vero.
importa che nel risveglio ognuno di loro provò la medesima sensazione.
nel momento in cui di solito si aprono gli occhi, in quel preciso momento, loro, quella mattina, li tennero chiusi, e invece che prendere parte alla vita, quella di tutti gli altri, quella di chi apre subito gli occhi, spensero un attimo il lume del buonsenso, e si resero realmente conto di quanto fosse triste quel risveglio.
 
essere tristi ha i suoi lati.
esperienza poliedrica, figlia di musica tragica.
sugli angoli c'è da dire che a toccarli troppo ci si punge. che poi si piange, anzi, le lacrime scendono da sole, è più una condizione da conquistare: la voglia di non pensare. e poi poco altro. dalle mie parti la tristezza va di pari passo con libri sconosciuti, passeggiate in solitaria e litri di caffè. ma mi piace pensare che c'è gente che condisce la tristezza con ingredienti diversi. magari tabacco, chiacchiere e andare forte in macchina. magari tanto sesso, musica neomelodica e canestrelli.
 
che poi l'abbiamo visto nei film che la tristezza è un po' un rituale, che è condita di abitudini che ci distraggono dalla tristezza vera e propria.
 
ma se poi fosse un'offesa, per la tristezza. una mancanza di rispetto, dimenticarsi del protagonista per apprezzare le scenografie.
invece io dico che non ci si deve distrarre, bisogna affogarci nella tristezza, lasciarla femrentare, affrontarla francamente, amarla, prenderla come compagna a trionfo, o a briscola, andarci in all-in al pre-flop. vedere fino a quanto ti sveste. fino a quanto ti illude di essere una nuvola passeggera, invece che la nostra amante.
e poi lasciarci investire dalla sua dirmpenza, e poco altro.
e buon appetito.
buon appetito amore mio
 
e vedere se la gente poi piange davvero
 
e vedere che la gente poi piange davvero...
e vedere se la gente poi piange davvero...
 
e vedere che la gente poi piange davvero.
 
November 07

ognuno danza col suo demone

non me le scrollerò mai di dosso.
certe idee sono inchiodate, calcificate, incise, fuse, impresse, marchiate.
non se ne andranno.
me le porto in giro, anche quando non voglio. anche quando non so che farmene.
 
per un po' sparirò.
c'è biosgno di pensare, di nuovo, di dare senso alle cose.
fare 4 conti, un bilancio, di ciò che è successo, e di ciò che non è successo.
 
voi non sapete com'è il demone che mi morde la schiena, l'ombra che sta sempre con me.
il signore dei vickinghi.
l'ho chiuso in una scatola, ma quella scatola è diventato il mio mondo.
in fondo anche un pianeta non è altro che una scatola un po' sferica.
 
non ho ancora niente da raccontare, i tempi non sono maturi per dare un nome a questo demone.
per dargli una storia, una vita, un passato, e un futuro.
per ora è lì, anzi, qui, con me, e affonda i suoi canini nella carne dietro la mia schiena, sulla spalle. come se fossero i chiodi con cui si è appeso. è un quadro, una rappresentaizone macabra. ma non è nemmeno il tempo per le descrizioni fisiche.
è chiuso in una scatola con me, e con tutti voi, ed è nella scatola che noi crediamo di far festa. di danzare, abbracciati con i nostri demoni, che ci sorridono e assecondano, aspettando il tempo di scaricarci.
 
allora mi porto dietro la mia scatola, il cielo chiuso dentro, il mio demone, o quel che ne rimane, e mi prendo un po' di tempo.
 
cantate ninnananne ai vostri demoni, che non piangano la notte, mentre voi dormite, e loro non possono, con tutti gli orrori che vedono. che provocano. che sono. amateli un po' almeno voi. come io non riesco a fare.
October 27

prove generali

la pianura è come un foglio bianco. è una specie di paesaggio neutro. privo di particolari aggiunti. io la amo, ne subisco il fascino, come se fosse una bellissima ragazza, ne vedo i lineamenti, adagiati nell'orizzonte, e mi rendo conto che manca qualcosa, è un paesaggio solo abbozzato. i campi sono sfatti, torturati dai trattori sull'argine del po, fatti di pezzi di terra ammassati, ribaltati, pronti a nuove semine. gli edifici sono radi, buttati lì per caso. come se questa pianura fosse il palco delle rpvoe generali del mondo, uno stage di giovani "creatori" che hanno città futuristiche a costruire ma vogliono iniziare dai primordi. linee rette e case di mattoni.
amo la pianura, sia la sua natura approssimativa, sia la sua natura di perfetta rettitudine, in complesso, il paradosso, del posto più semplice e metafisico del mondo, ma per noi del po, anche il posto più vero.
poi una grande onda crea la vita, la mette dentro a queste linee rubate alla matematica ideale e ne fa un posto di vita vera, fatta di errori e di bilanci a posteriori.
e c'è un locale, fatto di quest'onda che è fatto per le perosne brave.
 
le persone brave
 
le persone brave vestono bene. io vesto male, il mio maglione è fuori luogo. allora mi atteggio da disadattato. invece che mettere le tartine e i dolci sul piattino di plastica, mi prendo i vassoi, li rubo alle fauci dei "beneducati"  me li mangio irrispettosamente sotto i loro occhi. spunta un amico remoto. strano che sia vivo, ma lo è. parliamo di cosa la vita ha riservato per entrambi e viviamo assieme il trauma di essere cagati al mondo. intanto il vassoio è vuoto. ne prendo altri, vari, e la gente subisce con disappunto la mia voracità. ma io me disinteresso, perchè ho più fame, che voglia di venire accettato. e mi mangio le mie, tartine con noncuranza, sapendo che in fondo anche questo locale, così come i dottori, così come i mattoni delle case, così come la linea d'orizzonte, non sono altro che prove generali di un mondo, che senza dubbio deve risucire meglio di questo.
 
e non posso che crederci.
October 08

farciture nel cuore della notte

avere 17 anni, poi averne 100.
averne cento e essere ancora giovane. prosciutto di parma. focacce alle olive.
poi avere 22 anni. parlare francese. ma io non so il francese. parlare il polacco. ma io non so il polacco. alora parlare inglese italianizzato con tutti.
poi non avere la patente, poi tutto d'un tratto averla. poi non saper roallre il drum.poi mille altre cose. poi san miguel. poi buon compleanno. poi vole essere un 92. ma la gente non mi crede. e io so che non è scelto a caso, anche e chi mel'ha affibiato pensa di sì. poi le scale del rivoli sono piccole cascate con cui fare a gara. poi è tardi e torno a casa. asiago e minestrone di verdure.
ho tanti dubbi in testa, tra cui...
come si farcisce un tost?
cosa c'è nel menu?
come fa un mucca a preparare la pasta al pomodoro?
perchè queste cose sono così importanti quando non dovrbbero esserlo?
e allora perchè tu, che non esisti quasi più, che sono quasi mesi che non ti vedo, che la tua età non è scelta a caso, continui a esistere?
e io continuo a essere un esistenza a parte?
e dopo una pizza ai 4 formaggi...mozzarelline e pomodori, buona notte.
October 03

vickinghi

i vickinghi si appostano nell'ombra, abitano luoghi in cui la luce non passa.
si nascondono sotto i tappi di franziskaner che rotolano al suolo, in qualche circolo arci.
i vickinghi sono pericolosi. i vickinghi mi fanno paura.
ma stando appostati nell'ombra, loro sanno tutto.
io non so di me cosa sanno. so solo che sanno tutto.
non gli sfugge la data del mio compleanno, o il mio cantante preferito.
non gli sfugge nemmeno la ragazza cui sto pensando in questo momento.
hanno festeggiato uscendo dai loro gusci d'ombra nella notte. hanno brindato e si sono spaccati.
noi forse eravamo con loro. noi che non temiamo più l'ombra dei vickinghi, terrorizzati da ombre più pericolose.
peggio dei vickinghi ci sono solo i vickinghi.
loro non stanno nell'ombra. loro vivono la notte, ma non stanno nei tappi, stanno nelle scalinate, nelle pozze di piscio, nelle scheggie di vetro delle bottiglie rotte.
e non saranno più feste. non saranno più 45 giri dei beatles. non saranno più messaggi d'amore, caramelle candite e sigarette sprecate.
saranno solo vickinghi che si uccideranno. tra tappi di bottiglia e bottiglie rotte. chi abiterà l'ombra e chi abiterà la notte. e noi guarderemo, finchè i sopravvissuti, si accaniranno su di noi.
pensavamo di poterci salvare scegliendo di non essere vickinghi, ma non è vero. non possiamo che entrare in campo.
abiteremo l'ombra o la notte?
 
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Andrea Fergnani

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